Quattro dischi per l’inverno

L’uscita  più o meno contemporanea di 4 dischi importanti per la musica italiana è un caso molto raro.

..Eppure in questi giorni mi ritrovo ad ascoltare solo musica italiana..

Mi rendo conto che si tratta di quattro artisti che posso anche definire “preferiti“, attualmente stanno tra i primi dieci della mia “playlist“..(..e forse  i musicisti italiani che amo  (vivi) non arrivano neanche a dieci)

Partiamo dalla delusione: Vinicio Capossela. Eh..

Titolo del disco: “Da solo“, forse anche troppo solo, disco monocorde, distante anni luce dal Capossela che mi stupì e mi stracciò il cuore in “Canzoni a Manovella, capolavoro inaspettato,  ancor oggi magica opera.

Mi è difficile ammettere che il disco di Capossela è noioso, però è la verità, dopo l’abbuffata di sorprese e di suoni con cui è andato progredendo negli anni alla fine si è fermato, si è seduto su se stesso. Come fece Nick Cave con “No more shall we part“, però con risultati opposti, il suo fù un lirismo intenso, poesia vibrante.

Dopo il caotico “Ovunque Proteggi“,  che comunque era un disco coraggioso, Capossela delude con un disco floscio che lascia pochi segni. Non è un disco brutto, vi sono intense ballate intimistiche, però da lui mi aspettavo un’ulteriore spinta in avanti, mi rendo conto che il mio è l’atteggiamento del fan che vuole il costante effetto sorpresa, mentre la verità è che l’artista deve rendere conto a se stesso e non alle esigenze di pubblico e in questo senso Capossela è comunque coerente. Dispiace, ma tutte le cose belle sono destinate a finire e Capossela scende dal trono di preferito assoluto, c’è rimasto però per 7 anni.

Torna nell’olimpo il sempreverde Ivano Fossati, con un disco bello, freschezza di suoni e come al solito splendidi testi, si chiama “Musica Moderna” ma è un disco classico del suo repertorio in cui ti immergi  totalmente insieme ai tuoi 45 anni. La poesia di Fossati è un brodo che riscalda il cuore, per capirla devi avere anima da viaggiatore e la vocazione a perdere senza mai vincere. Il segno qui rimane, dopo tre ascolti canti insieme a Ivano e ai tuoi anni.

Ed ecco la new-entry: Caparezza. Ih,Ih, “La dimensione del mio caos” è anche il disco preferito di mia figlia per via del pezzo “Cacca nello Spazio“, se si parla di cacca per lei c’è sempre da ridere.

Caparezza è genio, ormai non ho dubbi, uno strano ibrido rocker/rapper che spacca le parole  e le ricompone con effetti ironici e dissacranti,  descrive l’andazzo generale mettendo dentro tutto sè stesso e la miscela è esplosiva. “La dimensione..” è una sorta di album concept tra passato e presente. “Ilaria condizionata” è un pezzo indimenticabile. Caparezza mi ricorda i vecchi Skiantos e inoltre mi è simpaticissimo, nei suoi video emergono elementi che fanno veramente pensare ad un extra-terrestre.

E dopo tanti anni di assenza sua  e di sosta mia, finale d’anno con un un gran disco: “Psiche“  di Paolo Conte, che si riprende lo scettro che fù suo ai tempi di “Parole d’amore scritte a macchina“. Anche qui un classico, però con il pezzo ononimo che dà il titolo all’album che da solo si vale un viaggio sulla luna andata e ritorno.

L’ho ascoltato in treno, aereo, macchina e autobus e mi è entrato dentro  lentamente, addomesticandomi, solo alle note si inginocchia il mio cuore..

..Ancor oggi mi chiedo : come è possibile salvarsi la vita grazie alla musica? Mi chiedo chi cavolo sia stato quell’avo che mi ha trasmesso questa necessità in maniera così profonda.

Il solito ebreo errante, è stato sicuramente lui.

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