El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha

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Nel giorno 9 del mese di dicembre dell’anno 2009..dopo anni di dubbi e mancanza di coraggio nell’ affrontare il volume voluminoso (1185 pag) cominciai la lettura del libello denominato : “Don Chisciotte della Mancia”, del famoso scrittore Miguel de Cervantes. Sin dalle prime pagine l’opera si annunciava spassosa e assai propensa a dispensare gustose risate invernali:

“……- Ammetto – rispose Sancio – di riconoscere che non è
disonore chiamar qualcuno figlio di troia, quando ricade
nell’intenzione di farne delle lodi. Ma lei mi dica,
signore, per il bene di ciò che ha più caro, questo non è
vino di Ciudad Real?
-Magnifico assaggiatore! – rispose lo scudiero del Bosco -
E’ proprio di là, e ci ha alcuni anni di invecchiamento.
-A me questo? – disse Sancio -. Non creda che mi sia
sforzato molto per riconoscerlo. E’ strano, signor scudiero,
ma in fatto di riconoscer vini io ho un’istinto così
profondo e nativo che basta farmene odorare uno qualunque
e io ne indovino la patria, la stirpe, il sapore, l’età e
i cambiamenti che deve fare, con tutte le particolarità relative.
Ma non c’è da stupirsene, perchè nella mia razza per parte
di mio padre ho avuto i due più eccellenti assaggiatori che
ebbe per lunghi anni la Mancia; e a prova di ciò, capitò un fatto
che le voglio raccontare……”

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