Mediterraneus 2.0

Si apre dunque una nuova decade degli anni 2000.
Gli spunti sono tanti, ma scavalco a piè pari il marasma generale
dell’Antico Teatro Italia per fare una sintesi necessaria degli accadimenti
che si sono determinati all’interno del Mediterraneus, progetto gemello
nato come costola “pubblica” della Cantina Valle di Accòro in questi ultimi
mesi.
Necessario perchè in molti mi hanno chiesto il perchè di alcuni cambiamenti
radicali che si sono determinati all’interno del locale.
Per dare queste spegazioni bisogna risalire all’obiettivo centrale che si
prefiggevano questi 2 progetti e che non era sicuramente quello di creare un “tzilleri”
o una trattoria di nicchia all’interno di un tessuto sociale che tra l’altro
pone seri limiti sia nella gestione dell’uno che dell’altro.
Lo dico senza modestia: il progetto Mediterraneus sulla carta doveva essere molto
più di tutto questo
Dal punto di vista del sottoscritto doveva essere inanzitutto un laboratorio
di valorizzazione eno-gastronomica in cui il poter mangiare o poter bere all’interno
del locale era solo un discorso di sostenibilità economica.
Un laboratorio non è solo un luogo dove si produce ma uno spazio in cui si studia
e si sperimenta e in questo caso la formula era sopratutto promuovere ciò che il
territorio offre partendo dagli elementi base: carne, vino, formaggio e in seconda
battuta il cosidetto “turismo rurale”.
Non mi addentro sulle vie e le varianti che si potevano percorrere in tal senso: infinite e tutte tese a valorizzare, comunicando e attraendo. Metterei volentieri on line il PDF del progetto originale Accoro/Mediterraneus: però qualche pirla di qualche studio di consulenza potrebbe clonarlo girandolo a pagamento
a qualche ignaro cliente.
Allora, un programma del genere necessitava di risorse e competenze, oltre a una discreta dose di coraggio a insistere in questa direzione. Persone disponibili a lavorare a un progetto comune di lunga durata, incoraggiato da chi riveste ruoli “istituzionali”.
Bene, dopo mesi d’impegno e discussioni e perlustrazioni queste “risorse” non sono
affiorate, probabilmente ci sono stati anche dei limiti miei, forse non sono riuscito
a spiegare concretamente il progetto ai potenziali interessati. Molto più semplicemente
credo che progetti di questo tipo abbiano tempi di gestazione lunghi, bisogna essere sul territorio e “coltivare”, stimolare. La mia “formazione” emiliano-romagnola degli ultimi anni mi ha probabilmente condizionato e ho erroneamente pensato di poter bruciare  le tappe in un lasso di tempo ristretto, ma così non è stato e dopo hanno predominato le esigenze del dover rientare a guadagnare la famigerata “pagnotta”.
Quindi per evitare ulteriori complicazioni ho dovuto prendere atto che per il momento il progetto ”Mediterraneus” non può andare oltre quello che è, cioè una trattoria di cui tra l’altro mi è sembrato di capire che molti sentivano la mancanza e che per certi versi sta dando ottimi risultati. Il cuoco Gianluca Delmiglio è responsabile della gestione del locale ed è assolutamente libero di dare l’impostazione che meglio crede e che spero gli dia ottimi risultati per i mesi a venire.
Quindi il problema non è il perchè del locale che si è trasformato, ma il perchè non ha raggiunto i suoi obiettivi prioritari, risposta: non vi sono le condizioni, non sono maturi i tempi, mancano i referenti, manca quell’humus che permetta a un progetto del genere di decollare in tempi brevi unendo le energie necessarie.
In Sardegna credo che ci sia molto da lavorare su alcuni aspetti che riguardano la capacità  di far rete tra le persone per raggiungere uno scopo di benessere comune che abbia ricaduta nel territorio e fare in modo che questo rimanga vivo e consenta alle persone di rimanere.
Da soli non si andrà da nessuna parte, questo vale per ogni settore del sistema produttivo sardo, sinchè non si sviluppa questo tipo di mentalità avremo tante piccole isole in balia dei flutti e che s’inabissano alla minima difficoltà .
Gli anni a venire daranno una risposta se e come il progetto Mediterraneus possa essere ripreso per quelle che erano le sue linee guida principali. Come per i programmi informatici: le versioni successive di questi vengono aggiornate, vengono sistemate le falle di sicurezza, vengono estesi. Volevo che il Mediterraneus fosse un “Open Source”, non è stato possibile
Buon appetito




