Il Bene e il Male

Siam qui. Passate le sferzate di nevischio, vento e pioggia, scenografia perfetta che ha visto in scena attori di ogni tipo, per un film invernale che ho interpretato su tre livelli asincroni ma perfettemente integrati.

L’anticipazione del Mediterraneus è andata bene, ne è venuta fuori una festicciola intima tra persone infreddolite e conoscenze vecchie e nuove. Dovessi esprimere un pensiero direi che la cosa è stata gradita anche se il quadro non era ancora completo, il carattere polifunzionale del locale ha già dato un primo segno: è un locale intimo e caldo. E’ mancata la musica e tanto altro..ma c’è tempo.

Il bene e il male si sono intrecciati in questi giorni, li ho visti da vicino, vi ho interloquito, imparato molte cose, quasi un training accellerato. Di sicuro gli astri hanno previsto il giusto: ciò che è già stato conquistato non può esserti sottratto.

Mai stato un tipo orgoglioso, egocentrico ed egoista sì, ma orgoglioso mai, appartengo alla categoria del vuoto a perdere. Però alcuni giorni orsono mi sono sciolto in una sensazione simile all’ orgoglio, più o meno la stessa sensazione che può provare una persona che ha sconfitto una malattia letale senza ricorrere ai medici..oddio..a dire il vero ho cercato veramente l’aiuto di un MEDICO, però il risultato è stato che la malattia si stava cronicizzando.

Credo che questo post sbandi tremendamente, chi deve capire sa già, chi legge qui sa già e chi è nato tonto è inutile spiegargli le cose. Uhm. Di cosa stavo parlando? Ah, sì, l’orgoglio. L’orgoglio dolente, chiamamolo così. Sconfiggere il male ti inumidisce gli occhi di una sensazione mista: lo sforzo bestiale che ci è voluto a superare la prova, lo spreco di energie, lo stringere i pugni come atto liberatorio.

Quando il 10 febbraio a Cagliari sono uscito da uno dei tanti Assessorati della Regione Sardegna, mi sono sbracato in una panchina di Piazza Giovanni XXIII di fronte all’Oratorio Don Bosco, ho stappato una bottiglia di Lastracca Rosato e ho brindato a uno dei migliori discorsi tenuti dal sottoscritto, quasi un manifesto per la Sardegna, inappellabile nei contenuti e ammirevole nella sostanza. Fosse stato testimone Gavino Sale mi avrebbe immediatamente candidato alle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco :-)

Sciolto dal Lastracca ho vagato a caso sino a raggiungere il porto: a Cagliari sempre lì finisco, a cercare di esorcizzare un ricordo legato a una panchina. Urgente di pipì m’infilo in autostazione, ore 17, gremita di gente in partenza, di fianco all’entrata del cesso voltato di spalle noto un belloccione tipo manager di banca che parla col telefonino, finisco il mio scroscio urinale, mi giro ..e rimango paralizzato: il tipo si sta facendo fare un pompino da un ragazzino e continua a parlare di contratti e scadenze. Il Lastracca Rosato mi rimbalza sino all’esofago e quasi spiatello una vomitata a tutti quanti, esco come un’automa, incapace di dire e fare e cerco la mia amata panchina, pallido e dissanguato..

“Amore mio, se in un qualche luogo esisti ancora, vienimi ancora a cercare e fammi capire questo mondo del quale ignoro ormai i punti cardinali’”

Finita l’era Soru e nel suo affondare si è tirato giù anche Uòlter. E’ un dato definitivo.

I progetti, il modello di Sardegna che aveva Soru erano del tutto condivisibili, ma il metodo e gli strumenti sbagliati. Oltre a questo, Renato Soru non è riuscito mai a farsi amare, uomo troppo rigido, classico sardo testa dura che pensa di fare tutto da solo e invece alla fine si è bruciato…lo hanno bruciato. Per innovare e modernizzare ci vuole del tempo e sopratutto bisogna riuscire a farsi capire dalle masse che invece hanno capito tutto il contrario. Il piano paesaggistico ha toccato interessi troppo estesi: dalle imprese a chi voleva farsi la casetta in campagna, troppo vincolante e prematuro per chi sino a oggi era abituato a distruggere centri storici e costruire in ognidove.

Più in generale : la spaccatura interna al PD, riflessa dalla situazione interna a livello nazionale, è stata interpretata come il segno di una compagine piena di veleni a cui non era il caso di riaffidare il governo dell’isola. La cosa più grave è che Soru si è ripresentato con le stesse facce con le quali c’era stata una guerra sino a qualche settimana prima.

Io ho provato a fare un’intervento a un suo comizio: negato, mi ha dato la sua mail personale: zero risposte. Ok, viaggiava di fretta, di paese in paese, leggendo adesso il suo blog mi sembra di cogliere una risposta col senno del poi. Gli ho dato un voto dolente che gli ho disgiuntamente fatto condividere con IRS che veramente è stata un pò la casa dove sono finiti anche gli indipendentisti di pensiero più che di confini.

E così anche la Sardegna è diventata l’ennesima provincia dell’impero Berlusconiano. Non mi preoccupo, guardando la storia ci si rende conto che l’uomo sardo è sopravissuto a mali peggiori, permangono lo status quo, nessuna novità…è la ruota che gira.

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