Crisi, quale crisi?

Abbracciato per giorni all’albero maestro di una nave in mezzo alla tempesta, vengo come al solito catapultato nel laboratorio di scrittura, anch’esso alla deriva, senza neanche più padrone e nè meta.

Marzo 2009 si rivelò per me il più horribilis, ancor più del marzo dell’Amore ai tempi del Colera; Aprile è cominciato con un terremoto che ha ulteriormente sprofondato lo stato delle cose a livello nazional-italico.

A parte i morti, io ho provato solo parzialmente a immedesimarmi con la mia situazione attuale in uno dei luoghi del terremoto: casa, mesi di lavoro , investimenti, tempo, tutto perso in un’attimo. Il solo pensarci mi ha riportato alla realtà. E la realtà è che le vere disgrazie sono altre, non certo quelle che ho creduto di attraversare io il mese scorso, anche perchè vedere le proprie idee affogare per mezzo di burocrati del cazzo non è una disgrazia ma una palestra di formazione.

La burocrazia ti tiene in stallo, se sei un debole ovviamente ti macina sino a sfinirti, però nel mio caso bisogna che la macchina tritatutto sia bene oliata, pratico una lotta in trincea che funziona ma all’occasione rispolvero anche il duello diretto in cui solitamente ad essere sfiniti son gli altri. Dì questa lotta anche in caso di vittoria, lo ribadisco, non rimane soddisfazione, come qualsiasi guerra, risulta inutile.

La cosa più pazzesca e che irrita di più è che in un momento di collasso economico come questo invece di essere incoraggiati si è letteralmente demotivati, uno fa di tutto per creare due posti di lavoro e si ritrova con  dei rompicoglioni a cui non sfiora minimamente l’idea dei danni che provocanoall’individuo e alla società.

Si rafforza però l’auto-stima che porta al profondo convincimento che in ciò che fai ci devi credere sino in fondo, donare te stesso alla causa, anche fisicamente. Le alternative sono: o diventare paraculi e svendersi a chicchessia o mollare le redini e andare a briglia sciolta, in parte ho praticato questa seconda opzione.

Il problema è che io odio lo stallo, preferisco essere scaraventato dalle onde piuttosto che rimanere a galla a fare il morto, e le onde portano schiuma, in questo caso la schiuma della rabbia: la cosa che mi ha più sconvolto in tutto questo è stato rendermi conto di poter perdere il controllo, nel mio caso ho appurato che c’è nel mio DNA  un’anello di derivazione arcaica, che opportunamente sollecitato può o potrebbe portare a compiere atti abbastanza gravi, quelli punibili con anni di galera. La paternità in questo senso è un salvavita, tiri il freno a mano perchè sai che non devi rendere conto solo a te stesso.

Però due calci in culo e una sprangata de “fuste ‘e arradellu” quanto vorrei darli a chi so io (non si tratta di amministratori o impiegati comunali, quelli sono pesci piccoli..queste sono murene che mordono e si nascondono)

… E’ così che però nascono le faide :-)

Fortunatamente, a cavallo di questi intervalli pericolosi irrompe la musica che rimescola il DNA, frantuma tutto…rabbie e illusioni..

Mi dispiace per il video che non ci appiccica ..però il pezzo è il preferito del primo quadrimestre:

Categorizzato in: A pascolo Brado,

1 Commento

  1. Bardamù Scrive :

    E’ un piacere leggerti di nuovo. Adesso, così come ti ricordo.
    Stayed Too Long in This Place : arriva fin là, in fondo in fondo.

    Inviato il 17 aprile, 2009 alle 19:01

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