Il Diluvio
Sfruttata sino all’ultimo secondo la mia permanenza nella S.ssima Terra Madre.
Alle 6.30 del mattino mi sono scarriolato gli ultimi Cento Passi, impregnato tutto l’impregnabile, rincuorato Bobby Mc Gee avvisandolo che comunque io sarei stato sempre presente nella Domo Antiga se non con la cazzuola almeno con la paga settimanale che poteva ritirare dal manomat di mia sorella.
Bacia, braccia e abbracci alla Mama Grande e alla Zia di Affari tuoi, fuga ad alta velocità per riconsegnare la macchina presa a “rent” da mia nipote. Una volta a Sassari mi sono subito perso nonostante via abbia studiato per 5 anni, mi è venuta incontro per strada trafelata e sghignazzante. Il solito calvario Ryan Air, stavolta non ho sforato il peso e non mi hanno sequestrato il gel atomico (ho ORDINATO a mia madre di non infilarmi salsicce fresche nella borsa a mia insaputa), in compenso ho avuto la bella idea di acquistare 3 bottiglie all’interno dopo i controlli, una Vernaccia dei F.lli Serra di Zeddiani, un Carignano e una Monica della Cantina di Santadi: tutte dimenticate sopra l’aereo dopo che frettolosamente pensavo SOLO a scendere. Le successive 3 ore le ho trascorse a ripetermi:
“Verme! Bastardo! Non meriti di vivere! Testa vuota! 29 euro dilapidati! Sei sempre il solito distratto” …e simili crudeltà
La musica mi calma sempre. Menomale.
Arrivo a Bologna, estraniato: “Ordunque, io abito qui? Ma veh..”.
Cotto, bollito e sbollentato mi sono ricordato che avevo il corso di degustazione, sarebbero state due assenze consecutive e non potevo mancare, mi sono messo gli stecchini agli occhi e ci sono andato. L’insegnante era reduce da una 5 giorni al Vinitaly ed era peggio di me …. la lezione: “Panorama enografico Nazionale”, arrivato alla Sardegna delirava: “La Sardegna adesso ha 8 province, stanno litigando perchè Sorso e Sennori vogliono il capoluogo e anche Capo Ferrato vuole il capoluogo”. Mi è scappata una sonora risata dovuta anche al mezzo bicchiere di Cirò appena preso in esame, il tipo ha riso insieme a me e ci siamo capiti al volo. Rientro a casa a passeggio sotto il diluvio, annusando tracce della mia precedente esistenza bolognese.
da FGP 04/04/2007 10 Comments


















Sei fantastico con questo folle amore per la Sardegna, ma quel che è peggio… sei anche divertente.
Dai Paolè… non dirti ste cose… pensa a chi ha trovato le bottiglie quanti pensieri gentili per te ha avuto
))
Ti lascio un grande abbracio e i miei migliori auguri
ps: come devo fare per la dieta?
bellobellobello: vino, terra, sole, degustazione, tutto tutto tutto!
fa anche ridere
è che stamattina ero nella mia enoteca di fiducia (il cui proprietario straparla coi fagioli in bocca, non si capisce quasi una mazza di quel che dice) e ho comprato un barbaresco in purezza (e pure cru, ma si dice così?) e lui mi parlava di vigne delle langhe e di terra, e di robe così… ero felice.
Hai vissuto il 77 a Nuoro?
mmmmh e chi sei?
Sicuramente ti conosco….
Fai un salto nel mio blog: http://www.comandantediavolo.blogspot.com/
@ Petarda
Non c’è altra cosa che mi renda felice come il vino….a parte .. non voglio censurarmi..l’eros..dimenticavo la musica
@ Perla..cazzo se li ho fatti felici!
Avranno pure brindato in mio onore!
@ Azzizei..
.. dubito ci siamo conosciuti .ero troppo adolescente..comunque…ti ricorderei..
In realtà ci sono stato solo 2 anni dal 77 al 78..di cui il secondo fatto sempre alla macchia tra scioperi..e innammoramenti fatali…ho fatto la prima e la seconda all’Agrario con la Magnifica Presenza di Matteo Boe che era di diploma..
@ Rosa…..c’è in noi..in tutti credo..la possibilità di fare autoironia…credo sia una risorsa a cui si deve accedere per dar senso ai nostri sbattimenti quotidiani.
Dopo tutto ciò, credo sia meglio fare solo una cosa.
Augurarti una serena pasqua.
(…mannaggia, quel vino…)
Au revoir.
Sinceramente e teatralmente.
R.M.N.
Auguri!
Buona Pasqua!
Giuse
A Borore il vino più antico del mondo
Ora è ufficiale (L’Unione Sarda del 07.04.2006) il vino è nato a Borore (NU) 3000 anni fà, anche gli scienziati della lingua sarda unificata sono d’accordo, nuraghe fa rima con tenaghe e con feghe; ….come non averci pensato prima!
La torre nuragica veniva riempita di grappoli maturi in autunno dal foro superiore; poi veniva accuratamente richiuso per favorire la fermentazione alcoolica.
Dopo alcune settimane i sapienti cantinieri nuragici bororesi spillavano dal boccaporto inferiore il prezioso nettare, prima di pasqua imbottigliavano e riponevano botti, fiaschi e damigiane nelle domus de janas.
In estate il nuraghe veniva accuratamente ripulito e disinfettato, le vinacce ammucchiate tutt’ intorno, bucce e raspi marciscono, ma i vinaccioli si conservano per millenni.
Binu ‘ororesu.
Naschidos sun’in sa terra ‘ororesa
Monica Pascale Cannonau e Muristeddu
in cuss’anneulada chea marghinesa
naran ch’an fattu su primu inu nieddu
sa millenaria bevanda chenz’offesa
no at tentu fortuna istoria e faeddu
binu lebionzu agriolu e iscadente
chi no est bonu mancu pro abbardente.
Su corzu ‘e Veronelli ment’isperta
mortu est in gravissima mancanzia
chena connoschere cust’iscoberta
fatta dae ateros mastros de beozia
sa leggenda antiga como est zerta
igue an’inventadu custa mercanzia
sos nuragicos no incunzaian solu trigu
ma finzas ampullas tappadas a bortigu.
Sos professores e una professoressa
tott’umpare affirmana chi su nuraghe
fit una immensa ciclopica suppressa
de aghina cun puppuiones e tenaghe
cuss’opera millenaria e indefessa
nos at fornidu sa primitiva feghe
sas domos de ianas depositos friscos
pro tramesanas, carradellos e fiascos.
@ Angelo Morittu
))
Bella cust’atera Anghelè, custa borta jughes sa crogorista aligra! E a cando a ti biere in su palcu?
Non ti potzo arrespondere cun sa calma chi meritas, comente bies seo cuvesionadu de is milli giros e milli imboddicos..po t’arrespondere depo essere in silentziu aintru meu. Però no apo cumprendiu una cosa (s’Unione innoghe no arribat) ..s’istoria de Borore est una brulla o est beridade ?
@ Giuse …spero anche tu abbia passato una Buona Pasqua
@ Napartaud..spero lo sia stata anche per te..e con il tempo che c’era è difficile non avere avuto pensieri sereni..
Zampà ecco l’articolo, più che altro uno spottone per il presidente della provincia di Nuoro che è di Borore…………………………………………
La sensazionale scoperta e la successiva ricerca citate anche sul National Geographic
A Borore il vino più antico del mondo
Dagli scavi emergono i resti di vendemmie di 3200 anni fa
A Borore il vino si faceva già mille anni prima della nascita di Cristo. ? il sorprendente risultato di una ricerca internazionale, citata anche dal National Geographic, che si basa sulla sensazionale scoperta fatta nell’area archeologica di “Duos Nuraghes”, dove gli esperti hanno rivenuto centinaia di vinaccioli, i semi contenuti nell’acino dell’uva, accanto ad alcuni vasi vinari. Vinaccioli che gli archeologi fanno risalire a ben 3200 anni fa. Una scoperta che potrebbe dare la certezza che quello sardo sia il vino più antico del Mediterraneo e forse del mondo, il che confermerebbe la teoria degli studiosi secondo cui in Sardegna il vino si produceva prima ancora che il cosiddetto “Cannarzo” venisse portato nell’isola dagli spagnoli. Vendemmi antichissimaGli scavi, effettuati dalla sovrintendenza della Sardegna, in stretta collaborazione con l’Università di Cagliari e del Centro regionale agrario sperimentale, assieme ad una équipe di archeologi e botanici sardi, toscani e olandesi, ha portato alla scoperta di quel che rimane di una vendemmia avvenuta 3200 anni fa. I ricercatori dell’Università Bicocca e quella Statale di Milano hanno stabilito, dopo accurate analisi sul Dna dei vinaccioli, quale era il vino prodotto nelle campagne bororesi, (ma anche nelle colline di Sardara e Villanovafranca), oltre tre millenni fa. Le ipotesiVitigni importati da altri luoghi o coltivati da sempre tra i nuraghi? Sul Corriere della Sera, ma soprattutto sul National Geographic, Massimo Labra, ricercatore dell’Università milanese, afferma che le prove scientifiche stanno dando prove certe, per cui si dovrà riscrivere la storia mondiale delle origini del vino. «Si potrebbe ipotizzare – osserva Labra – non solo che il vino più antico del Mediterraneo si produceva in Sardegna, ma che nell’isola le viti, si coltivavano già nel periodo in cui esplose la civiltà in Mesopotamia e poi in Egitto». Se gli esiti delle ricerche in laboratorio dovessero dare quei risultati che gli studiosi hanno ipotizzato, confermerebbe che nella piana di Borore la cultura del vino (che resiste ancora), non è nata subito dopo il Medioevo, ma diversi secoli prima, forse assieme alla civiltà nuragica. Culla della civiltàC’è addirittura la convinzione che il cosiddetto “Cannonarzo” coltivato nella penisola iberica, provenga proprio dalla Sardegna e che la presenza della vite a Borore e in altre zone dell’isola, secondo Gianni Lovicu, del Centro Regionale Agrario Sperimentale, preceda di almeno cinque secoli, l’arrivo dei Fenici. Altre scoperte, ad onor del vero, sono state fatte precedentemente in diverse aree della zona, ricca di siti archeologici ancora avvolti dal mistero, ma che confermano, in ogni caso, che il vino nell’isola veniva prodotto in piena civiltà nuragica e forse ancora prima. Le analisi del Dna, stanno confermando l’origine nuragica della vite e quindi del vino. «Questo conferma che la passione per la coltivazione della vite nel nostro paese non è cosa recente – commenta il presidente del consiglio provinciale Tore Ghisu – ma proviene dalla notte dei tempi. Questo ci convince che scavare nella storia antica è utile anche per avere successivamente un tornaconto, col richiamo turistico e anche dal punto di vista commerciale». Già alla fine del mese Borore sarà al centro di alcune iniziative sulle ricerche finora effettuate, che richiamano nel paese studiosi ed esperti di tutto il mondo, organizzate dal Comune, dall’amministrazione provinciale e dalla Regione. Il vino oggiMa che la cultura del vino a Borore affondi le sue radici nella notte dei tempi gli abitanti del paese del Margine lo sanno da sempre. Attualmente la coltivazione della vite interessa una vasta area delle campagne del paese, anche attorno a quelle di interesse archeologico, dove sono stati scoperti i vinaccioli di 3500 anni fa. Annualmente si producono dai quaranta ai cinquanta mila litri di vino, che solo in parte viene commercializzato. «Nel Margine – dice il sindaco Gesuino Cau – siamo all’avanguardia e rispetto al passato si bada soprattutto a produrre vino di qualità. Una prerogativa che potrebbe creare reddito per molte famiglie del paese, nonostante i viticoltori, non siano organizzati in una cantina sociale». C’è la tendenza costante al miglioramento dei vigneti e nella ricerca di terreni adatti alla coltivazione della vite, forse seguendo l’istinto di una cultura millenaria. Così come confermano le scoperte e le ricerche effettuate dagli studiosi. Francesco Oggianu
07/04/2007
Tra gli esperti si fa strada l’ipotesi che in Sardegna le viti si coltivassero prima dei fenici.