Il vuoto – Franco Battiato
Battiato o lo si ama o ti piace ma ti sta sulle palle, oppure non ti piace e ti sta pure sulle palle. Io lo amo incondizionatamente e gli perdono questo suo atteggiarsi saccente e distante. Io sono un battiatano dai tempi dell’ “Era del Cinghiale Bianco“, naturalmente l’innamoramento totale fù la “Voce del Padrone“ e le tappe da allora le ho seguite tutte. Ultimamente è diventato così prolifico che qualche suo disco lo ascolto mesi e mesi dopo, questo suo ultimo lavoro l’ho voluto assaporare subito, forse perchè il cantante filosofo riesce a scaldarmi il cuore nei miei momenti di transizione, le sue canzoni diventano colonne sonore dei miei momenti topici.
I più accaniti detrattori dicono che sia un furbo ciarlatano, per me è un gran musicista, l’unico insieme a pochi altri a fare ricerca musicale e ha una bellissima voce che mi avvolge. Certo ha un’universo tutto suo, spesso contradditorio, però se lo devo paragonare ai miti rock della nostra Italia (..vedi Vasco, Liga, Jovanotti ecc. ecc.) beh credo che uno come Battiato meriti rispetto.
Ho dato un primo ascolto a “Il vuoto” e diversamente da quanto mi aspettavo è un disco molto “leggero”, di quelli che alterna periodicamente. A parte il brano che dà il titolo all’album tutti gli altri scorrono su una linea limpida e leggera, più o meno quella che vuol percorrere il sottoscritto in questo momento
Certo che sono lontani i tempi di:
“Il tempo
cambia molte cose nella vita
il senso le amicizie le opinioni
che voglia di cambiare che c’è in me
si sente
il bisogno di una propria evoluzione
sganciata dalle regole comuni
da questa falsa personalità
Segnali di vita nei cortili e
nelle case all’imbrunire
le luci fanno ricordare
le meccaniche celesti
Rumori
che fanno sottofondo per le stelle
lo spazio cosmico si sta ingrandendo
e le galassie si allontanano
Ti accorgi
di come vola bassa la mia mente?
E’ colpa dei pensieri associativi
se non riesco a stare adesso qui
Segnali di vita nei cortili e
nelle case all’imbrunire
le luci fanno ricordare
le meccaniche celesti ”
La ricantai vent’anni dopo , mentre sfilavo su un pullman nella periferia di Luxor, osservando l’immensa e povera moltitudine di arabi affaccendati sul calar della sera. Bah..mi vengono i lacrimoni.
da FGP 14/03/2007 2 Comments


















anch’io conosco battiato dall’era del cinghiale bianco… e ahch’io ho vissuto il boom della voce del padrone. non ho ricordi forti come i tuoi legati alle sue canzoni, però segnali di vita è da brividi (come anche uccelli, per quanto mi riguarda, o summer on a solitary beach; invece, all’epoca, quante cantate con cuccuruccuccu e sentimiento nuevo) già così, senza far nulla: immagino se legata ai ricordi… diventa struggente la faccenda.
Per me vale la prima ipotesi.
Non per niente, sul mio radioblog ho “Aria di rivoluzione”… a parer mio, una delle più belle canzoni di Battiato.
Au revoir.
Sinceramente e teatralmente.
R.M.N.