Vite da Pascolanti

E’ l’anno della Vergine e si sente..
E’ stata la più lunga assenza da questo diario aperto….il fatto è che eventi e impegni hanno traboccato. C’è stata un’inondazione di fatti e misfatti, visioni accellerate e rallentate..è la rivoluzione che incombe..come al solito il serpente ha morso e ora cambia pelle.
Naturalmente alla base di ogni mia svolta c’ è un libro..questa volta apparentemente “innocuo”, e invece sin dal titolo è evidente un qualcosa che mi accomuna a ciò che leggerò: il libro s’intitola “Vite di pascolanti” .. e guardacaso io ho intitolato una sezione delle mie elucubrazioni di questo blog .. “A pascolo brado”..la principale cioè dei miei accadimenti quotidiani .
Il passaggio del libro qui di seguito è un’affresco che dipinge con precisione i miei pomeriggi estivi pre-adolescenziali.. :
“Adesso penso a quei giorni d’avvicinamento all’ estate che avevano le ombre cosi lunghe di primo mattino, con poca gente per strada e un’ aria di stanchezza dappertutto che era un piacere. Strade assolate col silenzio dei giorni vuoti, case addormentate e pacifiche allo sguardo. E il frescolino degli androni? Tra i migliori ricordi. Qualcuno passava in bicicletta nel sole e ti sembrava di essere all’ equatore. Qualcuno stava affacciato alla finestra e subito ti veniva da sbadigliare. In quei giorni si stava bene ad essere svogliati e ronzare come le mosche nelle cucine di campagna, poi trascinare le scarpe verso nessuna meta come cani che vanno a zonzo in cerca di ossi. I pensieri si scioglievano nel moto dei piedi, e uno non si ricordava più di avere un padre e una madre, di avere una famiglia, neanche di avere un nome e un cognome.
Veniva la voglia di stendersi su un marciapiede all’ombra come i gatti, invece di far sempre gli stessi giri. ”
E qui invece dipinge quelli post-adolescenziali:
“E siamo rimasti a vagare tra i vialetti, chiacchierando sui nostri argomenti con Amos, che ogni tanto diceva una delle sue battute da bevitore. Eravamo una compagnia di appassionati ragionatori, e ragionavamo di tutto: della vita e della morte, della realtà e dell’ apparenza, del tempo e dell’eternità, ma sempre arrivando a conclusioni che si capivano poco. Rivedo il nostro gruppo mentre costeggia le file di tombe o cappelle di famiglia, con tanto di nomi e frasi onorifiche per i sepolti, tutte scritte a lettere d’oro. Zoffi era lungo e magro, Barattieri piu grasso, Fregatti medio e già calvo in giovane età. Amos grassoccio e sbrindellato. lo un quindicenne con l’aria confusa. Che vita! Quanti anni passati a parlare! Quante parole buttate al vento! Quanti libri letti e dimenticati! E poi le selve d’amore! E le nausee d’amore come quelle venute a Zoffi, caduto innamorato d’una sua cugina Urania. lo vorrei sapere dove sono andati a finire tutti quanti, e se siamo davvero esistiti, se è proprio questa la
vita. Oppure è tutto un errore, solo dei lampi, brividi, non si sa.”
da FGP 08/05/2006 2 Comments


















Direi, un ottimo consiglio letterario. Tutto questo mi rimanda alle poesie de Su Montanaru e alla tradizione sarda del poeta pastore…
Ite vida Paulè…Semus unu paghizedhu fora de conca ?
O sognadores?…..